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Alla fine io sono per le cose intelligenti ... e non solo "emotive".
Le questione è semplice, esattamente come accadeva molti anni fa nelle città, c'erano poche abitazioni e si aveva la tendenza ad affollarci. Certo era divertente per certi versi, ma l'ovvia presenza di personalità più forti metteva in crisi un bel po' di utenti.
La facilità con cui adesso si accede agli spazi ha messo tutti nella condizione di "amministrarsi", ma se il luogo non è sponsorizzato dalla propria celebrità e da una "specializzazione" ci si può scordare il vortice di altri tempi.
Quindi propongo di utilizzare questo spazio per la sua specializzazione.. che non è per niente male: l'archivio.
C'è un bel po' di roba ...
C'è stato un po' da lavorare ma alla fine ce l'ho fatta. Ho trovato un ottimo host gratuito e dopo un po' di aggiustamenti e piroette tra un disco e l'altro, tra file mancanti ed altri deteriorati, tra pagine scompisciate e difficilmente modificabili coi nuovi software, ho ricomposto l'archivio del Forum di Over2001. Manca un mese (settembre 2003) che non trovo più e che non era linkato nemmeno nel vecchio archivio. Per il resto c'è quasi tutto, ad eccezione della maggior parte dei file .gif o .jpg che venivano pubblicati dagli utenti con richiami ad altri siti.
L'indirizzo è questo:
http://over2001.altervista.org
over2001.altervista.org/index.wml (con un cellulare WAP o GPRS).
Non sarà tutto perfetto, ma almeno questo archivio può restare in rete finchè vive Altervista. E credo vivrà, perchè son proprio bravi.
Questa è vera archeologia web, e benché le pagine che decoravo con divertimento mi siano sembrate un attimo kitsch, c'era un'intuizione assai più avanzata di qualunque forum prefabbricato, che presagiva l'evoluzione di questo strumento di comunicazione e interazione.
Vediamo che non succeda come la Banca dell'Umbria.
Fondata nel 1476... Maledizione MILLEQUATTROCENTOSETTANTASEI... Il 95% del mondo magiava vermi ed in Umbria c'era già una banca!!
Ebbene due anni fa DOPO 529 anni!! un tizio una mattina ha cambiato la targa... e tutto contento ha detto che era "buono" che si stava meglio.
Mbe Over va almeno spolverato ogni tanto....
un cordiale saluto ed un felice 2007 a tutti. toni
credo che d'ora in poi possiamo starcene zitti.
Un blogger ha scoperto immagini taroccate di Beirut sotto i bombardamenti israeliani, riprese e diffuse incautamente dall’agenzia Reuter. Ora, dopo lo scandalo - che viene riportato gia’ da qualche quotidiano di oggi - l’agenzia si e’ sentita in dovere licenziare l’ingenuo e fazioso fotografo.
Quel che segue e’ un mio commento e quello (ben piu’ interessante) di un’altro lettore. Li metto qui ad usum di cihi li vuol leggere, anche se ricordo bene che l’argomento fu gia’ affrontato un paio d’anni fa in questa sede con un contributo di stragatto, di dersu etc etc..
commento di Ps:
“Ho sentito parlare della decadenza del valore legale delle foto come documento storico gia' in Crichton di Sol Levante, che e' del 1992.
Riflettendo ed estrapolando si puo' dire che siamo a un punto d'irrealta' - per come viviamo le tragedie vere lontane da noi - che se da un lato ci puo' frustrare dall'altro ci deve far considerare che quello cio' che chiamiamo guerra o pace e cio' che chiamiamo vittoria o sconfitta non e' mai determinabile con precisione e una volta per tutt. Una specie di principio d'indeterminazione di Heisenberg applicato alla storia si e' impadronito nei cortocircuiti della comunicazione globale in cui siamo immersi, e in cui e' immerso il nostro nemico. Sta vincendo Hesbollah o Israele?
Questo non vuol dire che non sappiamo piu' chi sono e dove sono i nostri nemici, ma che il modo in cui ci muoviamo come pubblico della societa' dello spettacolo, somiglia a quei miopi costretti a muoversi fuori di casa con gli occhiali sbagliati.
Che cosa potremmo invece percepire di questa guerra se spegnessimo tv, internet, radio e giornali e ascoltassimo come cambiano i prezzi gli amici i discorsi della gente? Forse e' solo questo residuo di segnale di fondo quello che ormai vale la pena di prendere in considerazione della cosiddetta realta'.”
commento di Millennium Falcon il 07/08/2006 10.25.19,
“Alla Fiera del Libro di Torino, in maggio, ho incontrato uno dei miti, Gianni Berengo Gardin. Gardin, vecchio maestro del reportage che fotografa tuttora in bianco e nero su pellicola, ha detto in quell'occasione che le fotocamere digitali producono <I>immagini</I>, non <I>fotografie</I> e si è poi lanciato in un'invettiva contro Photoshop.
L'immagine digitale ha amcora meno valore di quella su pellicola come documentazione e prova. Nella fotografia tradizionale si può risalire al negativo o alla diapositiva originale, difficile da ritoccare senza lasciare tracce. Nella fotografia digitale c'è solo il file prodotto dal software della fotocamera, con i metadati che descrivono l'immagine, ma è tutt'altro che al riparo da manipolazioni.
D'altra parte, non si può non avere l'immagine digitale e Internet senza avere anche la possibilità di manipolare le medesime, non foss'altro per ridimensionarle, renderle più leggibili per la pubblicazione, eccetera. Se poi qualcuna ne abusa, è nella natura dell'uomo. Ma è anche nella stessa natura rendersene conto.”
eravamo arrivati, quasi al tramonto, sul cosiddetto Sentiero dei Giganti. Romantico scenario. Prismi di basalto esagonali a perdita d'occhio, come colonne immagazzinate degradavano tra le onde , il basalto lucidato dall'acqua risplendeva all'ultima luce verde.
Alcuni ragazzi - tutti con digital cam - zompavano qua e la' fra le piastre esagonali e si mettevano in posa, sotto le folate brusche di un vento che cominciava a diventar freddo.
Stavamo per andarcene quando vedo da lontano arrivare due figurine singolari, lui e' un falso ragazzo dipinto, coi baffi e capelli neri e le gote da pittbull melanconico. Sulla sessantina.
Lei, che in un primo tempo in lontananza m'era sembrata in velo islamico piu' da vicino si imprime nell' anima. Che donna singolare.
La guardo, e nel contatto oculare d'un istante mi sorride quasi come se si volesse scusare del suo aspetto.
Portava pantaloni morbidi e uno scialle molto ampio dello stesso colore, tra il verde e l'ecru' . Quest'ultimo le avvolgevano morbidamente il capo, il vento e la luce la declinavano in una forma molto patetica.
Sebbene il viso fosse incorniciato da quel velo, ne uscivano ribelli chiome rossofuoco, molto irlandesi. Probabilmente colorati e come inumiditi dal salmastro.
La cosa spaventosa era il colore della pelle, bianco come la carta.
Un volto che da giovane sara' stato senz'altro sublime ma ora prosciugato da occhiaie incavate. Un'attrice famosa forse.
Mi sovvengono versi di Yeats (molti hanno amato la tua dolce grazia e la tortura del tuo trascolorante volto) ma li' in quel momento c'era solo da allontanarsi per sfuggire al sortilegio.
Una coppia assai singolare..
Non ho avuto l'ardire di accendere la mia digital cam. Ci siamo allontanati rapidamente...
la cosa piu' notevole:
una scritta su una targa in metallo appesa in una bottega di un artigiano in legno di Donegal, uno scultore.
"ANCORA IMPARO"
chissa' come misteriosamente suona all'orecchio straniero. Se si riesce ad astrarre dal significato e si bada al suono, come fosse lingua maori direi che suona bene:
tipo, allo specchio, "ORAPMI AROCNA".
Il significato vale un trattato di filosofia.
I'm coming soon...
(era giusto spezzare il silenzio)
spero di postare qualche foto al ritorno.
Partilcella di sodio
o asphodeline lutea, e' il nome dei "mafalufi" ricordati prima .
L'ha scoperto mio padre su un vecchio libro di piante mediterranee
Ne abbiamo avuto conferma su internet.
Bon, molto poetico l'asfodelo...

questa è di Alberto Sapienza, la fotina dell'Etna a sinistra è di una webcam e glie l'ho mandata io
Sono ragazzo e sono disperato:
Da una bella andai, e non la potei avere.
E dalla pena caddi malato,
lei lo venne a sapere e mi venne a vedere.
Fra i suoi piccoli seni mi portò un melograno
E nelle manine due pomi gentili,
e mi disse : annusa, malato,
tu che per una bella ti lasci morire.
Ti vestivi d'erba di fiume
panciuto fiasco, erba di
graffiante bacio, di scontrosa carezza
come nascosta unghiata.
Aladinea lanterna di stropicciati
sogni, boccia iridea d'orgoglioso
rubino.
Poi svuotato guscio d'ombrosa
crisalide, sembri l'opaco occhio
d'assonnati Polifemi.
Guarda! passerellano sull'imbandite
tavole l'esili bottiglie, vetrose Mannequeens
da tempo ormai vincitrici.
Loris Sandrucci
(e' un amico poeta popolano - un tipo alla Marius Marenco - che mi ha infilato nella buca della posta alcune sue poesie battute a macchina da scrivere, delle quali ne riproduco una, tale e quale)
Stefano Rodota’, il lato oscuro d’internet, La repubblica 27 maggio 2006-05-28
S TA avvenendo qùalcosa, in Italia come in molti altri paesi, che non è misurabile solo con l'antico metro delle intercettazioni o delle schedature abusive. Emerge una pericolosa vulnerabilità sociale, che nasce dall'esistenza di banche dati sempre più ampie, nelle quali confluiscono informazioni su milioni di persone e centinaia di miliardi di dati sui loro comportamenti. Finalità di sicurezza; interessi di mercato, esigenze di efficienza amministrativa concorrono a ridurre questo risultato.
M A COSÌ si creano anche gigantesche miniere a cielo aperto, difficili da difendere, alle quali attingono in modo spregiudicato soggetti diversi, che inquinano i processi democratici e la concorrenza tra le imprese.
Scopriamo così che la tutela della privacy, nata tra diffuse incomprensioni e verso la quale ancora molti provano fastidio, rappresenta ormai uno strumento ineliminabile per garantire diritti individuali e collettivi. Detto sinteticamente: privacy è ormai il nome che diamo ad un aspetto essenziale delle nostre libertà, all'indispensabile rispetto dovuto alla dignità di ciascuno.
Ha ben ragione, allora, Giuseppe D'Avanzo non solo nel documentare puntualmente violazioni delle regole e perversioni del sistema, ma nell'allarmarsi di fronte ad un sostanziale disinteresse delle istituzioni di fronte a fenomeni così gravi. Proprio per ciò è ottima cosa l'intervento del Garante per la privacy, che può contribuire in maniera decisiva ad un chiarimento della questione.
La vulnerabilità sociale è davanti ai nostri occhi. Negli Stati Uniti vengono rubati i dati riguardanti cinquantadue milioni di clienti di Mastercard, e scompaiono venticinque milioni di dati riguardanti i veterani di guerra. Scoppia lo scandalo impropriamente definito delle intercettazioni, che in realtà consiste nel fatto che l'amministrazione americana si è impadronita dei tabulati contenenti miliardi di dati riguardanti milioni di cittadini, che erano stati conservati dalle società telefoniche per finalità legate alla gestione del servizio, costituendo con essi una sua banca dati presso la National Security Agency. Si infrange così il patto tra i cittadini e lo Stato, basato proprio sulla distinzione tra raccolte di informazioni pubbliche e private. Tutto quel che viene raccolto dalle società che gestiscono le carte di credito, o da banche o dai portali di Internet, diviene disponibile per soggetti pubblici, che così acquistano il potere di entrare capillarmente nella vita di ogni persona. E l'opinione pubblica americana, pur condizionata ancora pesantemente dalla vicenda dell' 11 settembre, comincia a reagire. Il più serio sondaggio sull'ultima raccolta d'informazioni, commissionato all'istituto Gallup dal giornale che ha sollevato la questione, "Usa Today", mostra che il 51% degli intervistati è contrario, il 43% favorevole, e comunque il 62% chiede una immediata indagine parlamentare.
Stanno nascendo "nazioni di sospetti", la faccia oscura delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione mette in pericolo i grandi benefici che esse producono. Riflettendo su queste esperienze, e su quelle di una Gran Bretagna divenuta ormai i paese europeo dove sono più spinte le tecniche di sorveglianza, il "Guardian" ha scritto che "non v'è bisogno di una tirannia per perdere le nostre libertà Lapidario un titolo sulla copertina del magazine di "Le Monde": "Internet: Stalin l'avrebbe adorato".
Solo nelle apparenze gli episodi italiani possono essere considerati meno preoccupanti. II cosiddetto "Laziogate con l'accesso abusivo a banche dati pubbliche, l'uso illegale di informazioni personali e lo spionaggio su candidati, ha mostrato come sia a rischio lo stesso processo formativo della
Volontà -democratica attraverso le elezioni. E le vicende per le quali si indaga intorno a Telecom si presentano come un crocevia dove s'incontrano "deviazioni" vecchie e nuove: schedature, raccolte illegali di informazioni, abusi nei confronti dei consumatori, accesso illegittimo a banche dati aventi altri fini (come la Base Unica dei Dati costituita perla gestione degli elenchi telefonici). Tutto questo è aggravato dal fatto che presso le società telefoniche si trovano anche dati riguardanti l'attività di intercettazione ad esse affidata, e dal flusso continuo e illegittimo di informazioni che dipendenti "infedeli" trasmettono all'esterno, documentato da vicende personali di personaggi pubblici.
Ma non possiamo fermarci qui. Torno a richiamare l'attenzione su una situazione italiana anomala ed estrema. Si è tornati discutere in questi giorni del problema delle intercettazioni, manifestando preoccupazioni mille volte espresse. Nessuno, però, mostra di ' preoccuparsi del fatto che le norme sulla conservazione dei dati sulle comunicazioni elettroniche (telefonia fissa e mobile, e-mail, accessi a Internet) fanno nascere problemi assai più gravi. Consideriamo qualche dato. Nel 2003 le intercettazioni sono state 77.500 (stime più recenti parlano di cifre superiori).'Ma ogni giorno in Italia vi è un miliardo di comunicazioni elettroniche. Le tracce relative a questo traffico (nome del chiamante e del chiamato, luoghi dove questi si trovano durata della conservazione) sono conservati in media per quattro anni: questo vuol dire una raccolta di informazioni dell'ordine di mille seicento miliardi,tale da consentire la ricostruzione dell'intera rete delle relazioni personali, politiche, economiche, religiose di tutti.
Le intercettazioni telefoniche, piacciano o no, sono comunque mirate, autorizzate dal giudice, sono legittime solo per specifiche categorie di reati. Le raccolte di informazioni sulle comunicazioni elettroniche, invece, prescindono da ogni valutazione preventiva, riguardano tutti, trasformano tutti in sospetti. E, mentre si può contestare il contenuto di una intercettazione, liberandosi così dal sospetto, questo diventa più difficile, o addirittura impossibile, quando i dati conservati registrano solo il nudo fatto dell'aver telefonato ad una persona.
È irresponsabile disinteressarsi di questi problemi, abbandonarsi alle derive tecnologiche come se queste fossero buone in sé. L'articolo 15 della Costituzione garantisce la libertà e la segretezza delle comunicazioni. Non è ammissibile, allora, che l'intera area della comunicazione elettronica venga lasciata vuota di garanzie costituzionali adeguate. Insieme alla riforma del vecchio mondo delle intercettazioni dev'essere affrontato il nuovo mondo delle grandi raccolte di informazioni personali per finalità investigative. Per questo ha ragione D'Avanzo nell'invocare un adeguato dibattito pubblico.
Ma, così stando le cose, al nuovo Governo devono essere rivolte anche alcune domande precise. Ai ministri dell'Interno e della Giustizia: poiché si deve trasporre nell'ordinamento italiano la recentissima direttiva europea proprio sulla conservazione dei dati riguardanti le comunicazioni elettroniche, si coglierà questa occasione non solo per un serio dibattito parlamentare, ma soprattutto per una ripulitura del sistema e per la individuazione di nuove garanzie? Al ministro della Funzione pubblica e dell'Innovazione: poiché si continuerà giusta mente ad insistere sull'importanza dell'elettronica nell'amministrazione pubblica, il criterio sarà soltanto quello della pura efficienza, ad esempio connettendo tutte le banche dati in mano pubblica, o si avrà la consapevolezza della pericolosità di questa impostazione, che crea un rischio grandissimo per le libertà, dei cittadini e gli equilibri istituzionali?
titolo di un vecchio fim di Bellocchio e forse adeguato a quello che amaramente constato oggi, dal posto di lavoro, quando vedo che hanno messo i filtri aziendali, del tipo :
"Se pensi che questo sito sia stato bloccato per sbaglio
scrivi nel campo sottostante le motivazioni ed informaci,
questo ci aiutera' a migliorare i filtri di accesso.
Grazie. "
il tutto corredato del mio indirizzo client e del sito che volevo raggiungere
Sono alquanto irritato per quella che mi pare un'intrusione nei miei diritti all'informazione, all'aggiornamento e per quella che mi pare altresì una palese violazione della privacy e mi verrebbe di rispondergli a tono.
Che mi consigliate?

La tua immagine mi ha fatto venire in mente una mia tempera di quando avevo quindici anni. La foto s'è un po' sbiadita, ma questo genere mi intrigava assai. Le dimensioni erano m. 1.20 x 0.60 (circa).
Adesso... coi softwar non serve nemmeno averci la mano. Che tempi, signora mia!
mah
Stragatto, se ci sei batti un colpo.
Questo è il nome (certamente di origine araba) di un'erba edula che qui in Toscana non c'e' proprio. Questo mio padre me lo da' per certo.
La chiamano cos' nel siracusano-ragusano.
Sapresti indiviuarla?
Io oggi non celebro il Primo Maggio. Perchè sono una PROPRIETARIA.
Di me stessa.
Un meraviglioso viaggio nel passato, tramite i video-clip del rock anni '80!
Da non perdere :)
scusate il colore caratteri di prima , dev'essere un bug
come dicevo anche della' ho letto questo romanzo d'azione (trafficanti di droga, carneficine sanguinolente, tex-mex, el Paso), di prosa hemingweiana, descrizioni pittoriche a 5 mega pixel.
Il vecchio sceriffo Bell parla quasi con la voce dei doppiatori western: quei vecchietti sdentati che stanno con la pipa in bocca a contemplare il finimondo attorno...
E' un bel libro, malinconico. Molto serio del tipo "siamo già nella merda fino al collo in questo fottuto paese che sono diventati gli Stati Uniti venduti alla dea Mammona..."
ideologia neoreac pura, della piu' bell'acqua. Molto attuale.
Consiglio a tutti/e dell'arco costituzionale. 17 dollari (pardon euro) spesi bene...